Nusa Lembongan

23/08/2010 | Nusa Lembongan

 

 

Siamo giunti via mare da Bali in questa isola minore del  gruppo delle piccole isole della Sonda. Nonostante il turismo si stia affacciando anche qui, tutto è ancora calmo e tranquillo e la vita della gente locale scorre seguendo tempi  che il progresso, da altre parti, ha trasformato per adeguarla ai suoi.

Arriviamo nel tardo pomeriggio e ci basta passeggiare in spiaggia, aspettando che arrivi il tramonto, per godere di alcune scene di vita rappresentative di questo luogo meraviglioso.

Le donne, in un rituale che si ripete al mattino ed alla sera e ne scandisce la sacralità, portano le offerte a Shiva, Brahma e Visnu. Sono le tre forme dell'unico dio, e l'adorazione di questa trinità è un elemento distintivo dell'hinduismo balinese, che si distingue da quello indiano anche per la sua radice animista. Nelle preghiere e nelle cerimonie le divinità ancestrali sono sempre presenti, così come gli elementi naturali ad esse collegati: l'acqua, la terra, il fuoco, le montagne, la fertilità o il riso.

L’offerta, un cestino di foglie di palma con del riso, fiori ed una bacchetta di incenso accesa, viene adagiata per terra, segno che è dedicata ad un demone, e con un delicato movimento delle mani, che ricorda il battere d’ali di una farfalla, il fumo spanso in aria.

Il gallo canta, annunciando il rientro delle barche dei pescatori, mentre uomini e donne impegnati a lavorare sui tratti di mare coltivati ad alghe fanno la spola dalla spiaggia portando ceste sulla testa o bilancieri sulle spalle.

 

In quest'isola la coltivazione delle alghe rappresenta ancora una delle principali fonti di reddito. E' chiamata genericamente alga rossa, anche se, a seconda del grado di maturazione prima ed essiccazione poi, può assumere tonalità di colore che vanno dal verde al rosso passando per il giallo. Da questa specie del genere Euchema, si estrae la carragenina, un componente utilizzato nell'industria alimentare ed in quella dei cosmetici. Quando al supermercato, leggendo l'etichetta di una qualche prodotto che stiamo acquistando, troviamo 'addensante' nella lista ingredienti, con molta probabilità si tratta proprio del risultato della lavorazione di quest'alga.

 

La pratica di coltivare queste alghe su tratti di barriera corallina è originaria di questa zona del sud-est asiatico, anche se ormai è diffusa in diverse parti del mondo. Ne avevamo sentito già parlare, ma dobbiamo attendere che, nell'alternarsi delle maree, l'acqua alta ceda il passo alla bassa per scoprire i segreti di questa tecnica che ricorda quella utilizzata dai viticoltori nei vigneti. Usando le canne di bambù come sostegni, le alghe crescono in filari che, grazie al costante ricambio di acqua ricca di elementi nutritivi, garantiscono continue e rigogliose produzioni.

I carnosi rametti vengono 'potati' e riposti nelle ceste di bambù o nelle reti di raccolta inserite all'interno di vecchie camere d'aria gonfie che, galleggiando sull'acqua, ne agevolano il trasporto tra i 'campi'. Dato che ogni singolo pezzo è comunque prezioso, quelli che il moto ondoso stacca naturalmente dai filari e trasporta a riva vengono attentamente raccolti.

 

Mentre i bambini giocano ancora spensierati o raccolgono conchiglie finché la madri non li richiamano a se, il sole si congeda da questo teatro naturale e noi con lui. Lungo il breve sentiero che percorriamo fino al nostro resort l'odore pungente delle alghe lasciate ad essiccare sopra i teli ci entra dalle narici a fissarsi insieme ai suoni ed alle immagini di questi momenti.

 

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